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Cercando di decifrare IL libro dei sogni (o degli incubi) dei faraonici programmi nucleari


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APPENDICE 2

Il ciclo del torio
Si chiama fissile un isotopo capace di dar luogo a fissione assorbendo un neutrone, fertile un isotopo che assorbendo un neutrone si trasforma in un isotopo fissile. L’U-238 è fertile, ma deve venire irradiato con neutroni veloci (di qui l’idea dei reattori veloci, autofertilizzanti). Il Torio (Th) si trova in natura quasi al 100% come Th-232 che, al contrario dell’U-235, non è fissile, ma è un isotopo fertile come l’U-238: assorbendo un neutrone si trasforma in U-233 fissile (reazione di fertilizzazione, breeding reaction). Rispetto all’U-238, il Th-232 presenta però due grossi vantaggi:

• è tre volte più abbondante in natura dell’U-238;

• può dar luogo a fertilizzazione con neutroni termici, per cui il suo utilizzo non necessita della costruzione di reattori veloci.



Questa capacità di breeder termico ha destato, sin dagli albori dell’era nucleare, un grande interesse verso l’utilizzo del torio come combustibile in reattori nucleari termici: la centrale nucleare di Shippingport, operativa dal 1977 al 1982 è stato un esempio di Light Breeder Reactor (reattore fertilizzante termico). Tuttavia la strada di costruire altri reattori fertilizzanti dello stesso tipo venne abbandonata a causa principalmente degli alti costi e delle grosse difficoltà di fabbricazione di questo tipo di impianti.

Il problema principale per l’uso del torio come combustibile deriva essenzialmente dal fatto che la reazione a catena deve prima venire innescata usando materiale fissile come U-235 o il Pu-239 insieme al torio. Il torio di per se non è un materiale “indipendente” a meno che non lo si usi come combustibile in reattori veloci autofertilizzanti. In questo caso sarebbero i neutroni prodotti dalle fissioni veloci dello stesso torio ad alimentare la reazione di conversione di altri nuclei di torio in U-233. La possibilità di utilizzo del torio in reattori veloci autofertilizzanti, vagliata sulla carta e applicabile in linea di principio, non ha, in pratica, avuto riscontro in grossi progetti sperimentali. Il Th-232 fissiona solo per neutroni particolarmente energetici, ossia con energia maggiore o uguale a 1.4 MeV e la sua sezione di fissione veloce è circa 1000 volte più piccola della sezione di fissione termica dell’U-235. D’altra parte le esperienze maturate nei reattori termici (oltre Shippingport, vanno citati Fort-Saint Vrain, raffreddato a gas, gli impianti BORAX di Elk River e Indiana Point, raffreddati ad acqua ecc), avevano dimostrato a loro tempo che il torio si prestava alle condizioni di un esercizio industriale a prezzo però di installazioni molto complesse e a costi piuttosto elevati a causa di diversi problemi pratici (non ultimo quello del notevole arricchimento dell’U-235 e Pu-239 da associare al Th per l’innesco della reazione fertilizzante). Per questi motivi più di 20 anni fa quasi in tutto il mondo è stata abbandonata l’idea di utilizzare il torio come combustibile nei reattori termici, ad eccezione dell’India, che è povera di giacimenti di uranio, ma ricca di torio.

I principali vantaggi derivanti dall’uso del torio sono:

• può ridurre i rischi di proliferazione dell’uranio (produzione di plutonio) poiché i combustibili a base di torio producono plutonio in quantità molto minore, e con composizione isotopica neo adatta alla costruzione di ordigni nucleari. Gli altri il torio è più abbondante in natura dell’uranio;

• ha una migliore resa neutronica: la fissione dell’U-233, prodotto dal torio per cattura neutronica, ha il vantaggio di generare un numero di neutroni maggiore rispetto alla fissione dell’U-235 e del Pu-239. (2.38 neutroni per fissione del torio contro i 2.07 dell’U-235 e 2.11 del Pu-239);

• la sezione d’urto dell’assorbimento termico del Th-232 è più elevata di quella dell’U-238 (cioè il Th-232 produce più U-233, di quanto l’U-238 produca Pu-239), per cui dopo un lungo periodo di irraggiamento nel reattore risulta ridotta la necessità di combustibile o di arricchimento di combustibile per unità di energia prodotta;

• consente uno sfruttamento maggiore del combustibile.

In questo panorama sono stati riavviati studi di progetti di combustibili a base di torio per lo sviluppo di reattori termici di nuova generazione, con particolare riferimento all’impiego in reattori a gas ad alta temperatura.
Per questo tipo di reattori il torio si ripropone come combustibile assai interessante in relazione principalmente alla capacità dell’ossido di torio di lavorare a temperature ben più elevate di quelle previste per l’ossido di Uranio.
La soluzione del combustibile al torio si diversifica da quelle adottate nel passato principalmente in relazione alla scelta di una configurazione capace di prevenire l’accumulo di Plutonio e per una serie altri aspetti tecnici.
Si richiede ad esempio che gli elementi di combustibile possano sopportare una maggiore esposizione al calore e alla radiazione per far si che una sempre maggiore quantità di Th-232 fertile venga convertita in U-233.
In ogni caso, qualsiasi configurazione di combustibile necessita originariamente di uranio arricchito da usare insieme al torio per innescare la reazione di breeding, e questo uranio deve essere arricchito 4 volte di più rispetto al combustibile nucleare usato nei reattori ad acqua leggera.

Non esistono comunque grossi impedimenti tecnici per l’uso del torio come combustibile: anche se sono necessarie modifiche alle infrastrutture esistenti non è richiesta alcuna tecnologia veramente nuova, e sussistono molte incertezze progettuali e sul costo del combustibile.



Dal punto di vista sanitario, l’esposizione a torio può portare ad un aumento del rischio di cancro ai polmoni, al pancreas e al sangue. Dal punto di vista della tossicità chimica, l’ingestione di torio provoca danni al fegato.

1 Agostino Mathis e Stefano Monti, “Energia nucleare: l’opzione del futuro”, La Termotecnica, Parte prima, marzo 2006, pp. 36-43; Parte seconda, aprile 2006, pp. 58-66. Nel seguito citato come: Mathis, Monti.

2 European Commission, Community research, The Sustainable Nuclear Energy technology Platform, A vision report, 2007, http://ec.europa.eu/research/energy, nel seguito citato come: The Sustainable … (da sottolineare la Legal notice: “I punti di vista espresso in questa pubblicazione sono di responsabilità del solo autore e non riflettono necessariamente i punti di vista della Commissione Europea).

3 Lisbeth Gronlund, David Lochbaum e Edwin Lyman, Nuclear Power in a Warming World: Assessing the Risks, Addressing the Challenges, Union of Concerned Scientists (UCS), Dicembre 2007, http://www.ucsusa.org/global_warming/solutions/nuclearandclimate.html. Nel seguito citato come: UCS, Nuclear Power in a Warming World.

4 Significativa l’uscita della rivista notoriamente filo-nucleare Le Scienze di gennaio 2008, E. Perugini, “Caorso, mon amour” (pp. 86-91), che non si spinge certo (e pour cause!) a proporre una ripresa dei programmi nucleari sul suolo nazionale, ma rivendica, un po’ pateticamente, le italiche capacità tecniche e scientifiche, la ripresa di progetti e di stanziamento di fondi per la ricerca nucleare (ma la ricerca in Italia non è agonizzante?), un “super dipartimento per l’energia”, ed altre meraviglie.

5 M Freeman, http://www.larouchepub.com/eiw/public/2006/2006_20-29/2006-29/pdf/55-57_629_econuke.pdf#search= %22Marsha%20Freeman%20Industry%20ready%20build%20nuclear%20plants%22; http://www.larouchepub.com/ other/2006/3313russ_nuke_plans.html).

6 Per una serie di argomenti rimando ad un Dossier, Radioattivi al Nucleare, pubblicato sul numero di dicembre 2006 sulla rivista Mosaico di Pace, con contributi di Giorgio Ferrari, Giorgio Nebbia, Gianni Tamino, e del sottoscritto.

7 Riportato in P. R. Lavoy, "The enduring effects of Atoms for Peace", Arms Control Today, dicembre 2003.

8 Mathis, Monti, cit, p. 37.

9 Significativa è rimasta a mio avviso l’intervista di Vittorio Zucconi a Richard K. Lester (ingegnere del Massachusetts Institute of Technology) ai tempi di Chernobyl, “È finita per sempre l’epoca di queste centrali”, in Duemila Fisica, supplemento al n. 285 de La Repubblica, 3 dicembre 1986, p. 70.

10 Mathis, Monti, cit, p. 38.

11 UCS, Nuclear Power in a Warming World, cit.

12 Ivi, p. 37.

13 Mathis, Monti, cit., p. 36.

14 OMS e IAEA: Chernobyl Forum Report: Chernobyl’s Legacy, Health, Environmental and Socio-Economic Impacts (http://www-pub.IAEA.org/MTCD/publications/PubDetails.asp?pubId=7382; http://www.who.int/mediacentre /factsheets/fs303/en/print.html; http://www.IAEA.org/Publications/Booklets/Chernobyl/chernobyl.pdf).

15 R. Stone, “Return to the inferno: Chornobyl after 20 years”, Science, Vol. 312, 14 April 2006, p.180-82 (www.sciencemag.org). Anche se bisogna evitare facilonerie e approssimazioni, sottolineando la differenza di fondo tra Hiroshima e Chernobyl: “La bomba atomica produsse in gran parte esposizione a tutto il corpo [esterna] da raggi gamma e neutroni, esponendo uniformemente tutti i tessuti. L’esposizione di Chernobyl fu, a parte per coloro che lavoravano vicino al reattore, in gran parte interna, da isotopi radioattivi nel fallout, cosicché i diversi tessuti hanno ricevuto dosi differenti” (D. Williams e K. Baverstock, “Too soon for a final diagnosis”, Nature, Vol. 440, 20 April 2006, pp. 993-4). È molto importante osservare che gli effetti biologici dei diversi tipi di radiazioni sono completamente diversi in caso di esposizione esterna o interna, cioè quando i radionuclidi vengono assunti dall’organismo o inalati: nel secondo caso, le radiazioni meno dannose per esposizione esterna, perché assorbite dagli strati cutanei (come le particelle alfa), possono risultare le più dannose, perché colpiscono direttamente tessuti e organi vitali.

16 Gli articoli di Nature e Science citati nella nota precedente, e M. Peplow, “Counting the dead”, Nature, cit, pp. 982-3.

17 I. Fairlie e D. Sumner, TORCH: The other report on Chernobyl (http://www.greens-efa.org/cms/topics/dokbin/118/118499.the_other_report_on_chernobyl_torch@en.pdf). Low Level Radiation Campaign, Another Redundant Armchair Critique (ANORAC) (http://www.llrc.org/health/subtopic/ fairliechernobyl.htm).

18 Greenpeace, The Chernobyl catastrophe, consequences on human health, Aprile 2006 (http://www.greenpeace.org/international/press/reports/chernobylhealthreport).

19 J. Mangano, “Three Mile Island: health study meltdown”, Bulletin of the Atomic Scientists, Vol. 60, n. 05, September/October 2004, pp. 30-35; M. C. Hatch et al., "Cancer Near the Three Mile Island Nuclear Plant," American Journal of Epidemiology, vol. 132, no. 3, pp. 397-412 (1990); e "Cancer Rates After the Three Mile Island Nuclear Accident and Proximity of Residence to the Plant," American Journal of Public Health, vol. 81, no. 6, pp. 719-24 (1991). S Wing et al., "A Re-Evaluation of Cancer Incidence Near the Three Mile Island Nuclear Plant," Environmental Health Perspectives, vol. 105, no. 1, pp. 52-57 (1997). M. Susser, "Consequences of the 1979 Three Mile Island Accident Continued: Further Comment," Environmental Health Perspectives, vol. 105, no. 6, pp. 566-67 (1997). E. O. Talbott et al., "Mortality Among the Residents of the Three Mile Accident Area: 1979-1992," Environmental Health Perspectives, vol. 108, no. 6, pp. 545-52 (2000); e "Long-Term Follow-up of the Residents of the Three Mile Island Accident," Environmental Health Perspectives, vol. 111, no. 3, pp. 341-48 (2003).

20 Si veda in italiano C. Lanzieri, “Ad un anno dall’incidente di Tokaimura”, http://guide.dada.net/fisica_applicata/interventi/2000/11/16173.shtml; Barbara Goss Levi, “What happened at Tokaimura?”, Physics Today on the Web, http://www.aip.org/pt/dec99/toka2.htm; Jean Kumagai , “In The Wake of Tokaimura, Japan Rethinks its Nuclear Picture”, Physics Today on the Web, http://www.aip.org/pt/dec99/toka1.htm.

21 Victor Gilinsky (consulente sui problemi energetici, già commissario della NRC dal 1975 al 1984), Washington Post, 28 aprile 2002, p. B01: http://www.washingtonpost.com/ac2/wp-dyn?pagename=article&node=&contentId=A57994-2002Apr27¬Found=true.

22 Il 6 marzo 2002 i lavoratori scoprirono un’apertura della lunghezza di un piede aperta per corrosione nel vessel del reattore dall’acqua borata: la camicia conteneva 80.000 galloni (circa 3.000 m3) di acqua radioattiva ad alta pressione. Nell’aprile 2005 la NRC infliggeva una multa di 5,4 milioni di dollari alla First Energy, proprietaria dell’impianto, per non avere scoperto più prontamente il problema (problemi simili erano già noti), e proponeva di escludere la System Engineer Andrew Siemaszko dai lavori nell’industria per 5 anni, per avere falsificato i registri del vessel del reattore. La camicia di acciaio aveva cominciato a gonfiarsi pericolosamente: se fosse scoppiata, avrebbe scaricato l’acqua di raffreddamento vitale per la sicurezza e minacciato anche il sistema di arresto di emergenza del reattore. “Se questo fosse accaduto in Russia, avremmo detto che non potrebbe mai accadere qui. Altrettanto inquietante è il responso appena percepibile (barely audible) della NRC (Nuclear Regulatory Commission)” (Victor Gilinsky, cit.). Comunque, il rapporto della NRC “rivela che una rete di disinformazione, scarsa vigilanza e negligenza dell’operatore fece si che un problema prevenibile diventasse un seri rischio per la sicurezza (http://www.mindfully.org/Nucs/2002/NRC-Blame-Ohio10oct02.htm). Come non bastasse, il 20 agosto 2003 uno Slammer worm (una nuova minaccia informatica nell'interrete mondiale Internet – conosciuto anche come DDOS.SQLP1434.A, W32/SQLSlammer, Sapphire e W32/SQL Slam-A – da molti considerato tra i peggiori di sempre, rende di fatto inutilizzabile la rete) penetrò in un computer della rete dell’impianto nucleare – per fortuna chiuso dal febbraio 2002 – mettendo fuori uso un sistema di sicurezza per cinque ore, malgrado la convinzione del personale della centrale che la rete fosse protetta (http://www.theregister.co.uk/2003/08/20/slammer_worm_crashed_ohio_nuke/).

23 F. Barnaby, The proliferation consequences of global stocks of separated civil plutonium, Oxford Research Group, giugno 2005, www.oxfordresearchgroup.org.

24 Los Angeles Times, “A warming world: no to nukes”, 23.07.2007.

25 Nel 1963 vennero messi al bando i test nucleari nell’atmosfera (alcuni paesi li proseguirono). Con questo non si vuol dire che i test sotterranei successivi non abbiano avuto rilasci radioattivi e conseguenze sanitarie e ambientali (è stata osservata, ad esempio, una correlazione tra le esplosioni nucleari e l’occorrenza di terremoti).

È interessante menzionare il fatto che la consapevolezza scientifica dei danni alla salute e all’ambiente delle radiazioni ionizzanti e dei test nucleari risale agli albori dell’era nucleare: il fatto che la gente sia stata tenuta completamente all’oscuro si configura ancor più come un vero crimine. Fino dal 1943 gli scienziati Conant, Compton e Urey inviarono al Gen. Groves (Direttore del Mahnattan Project) un pro-memoria, tenuto allora segreto, su “Uso di materiali radioattivi come ordigni militari” (http://www.mindfully.org/Nucs/Groves-Memo-Manhattan30oct43a.htm). Se ne raccomandava appunto l’impiego sul campo di battaglia, specificando anche che le sottili particelle radioattive passerebbero attraverso tutte le maschere antigas, anticipando così l’impiego attuale dell’Uranio Impoverito (DU): non a caso il suo uso sconsiderato è avvenuto solo nel 1991, non appena il crollo dell’URSS ha distrutto l’equilibrio bipolare che aveva retto durante la Guerra Fredda. Anche per i test nucleari, è notevole che fin dal 1958 lo scienziato sovietico Sakharov aveva stimato che circa 10.000 persone avrebbero contratto tumori, mutazioni genetiche ed altre malattie per ogni megatone di potenza di un’esplosione nucleare in atmosfera, proprio per le piccole dosi: “Radioactive carbon from nuclear explosions and nonthreshold biological effects”, Soviet Journal Atomic Energy, Vol. 4, 6, 1958 (tradotto e riprodotto in Science & Global Security, Vol. 1, 1990, pp. 175-86; ringrazio Paolo Bartolomei per la segnalazione).



26 Se veda il recente “L’eredità avvelenata del nucleare sovietico”, L’Atlante per l’Ambiente, Le Monde Diplomatique – Il manifesto, 2007, pp. 30-31.

27 H.L. Rosenthal et al., “Incorporation of fallout strontium-90 in deciduous incisors and foetal bone”, Nature, Aug. 8, 1964, Vol. 203, N. 4945, pp. 615-6; H.L. Rosenthal et al., “Strontium-90 content of first bicuspids”, Nature, April 9, 1966, Vol. 210, N. 5032, pp. 210-12; H.L. Rosenthal, “Accumulation of environmental Sr-90 in teeth of children”, Hanford radiobiology Symposium, Proceedings, 1969, pp. 163-171.

28 Radiation and Public Health Project, “Environmental radiation from nuclear reactor effects on children’s health from startups and shutdowns”, Press Conference, April 20, 2001, e “Environmental radiation from nuclear reactors and childhood cancer in Southeast Florida”, 2003 (http://www.radiation.org/florida.html); J. Mangano, “An unexpected rise of Strontium-90 in U.S. deciduous teeth in the 1990s”, The Science of The Total Environment, Vol. 317 (1-3), December 30, 2003, pp. 37-51 (http://www.radiation.org/); J. Mangano, “Improvements in local infant health after nuclear reactor closing”, Environ. Epid. & Toxic., 2 (1-4), 2000; J. Gould, “Explanation of black infant mortality rates”, The Black World Today (http://www.tbwt.org/home/).

29 Lauren Moret, “Depleted uranium weapons, the war against earth”, World Depleted Uranium Weapons Conference: The Trojan Horse of Nuclear War, Hamburgh, Germany, October 16-19, 2003 (http://www.traprockpeace.org/wuwc_reader4_civilians.pdf): questa relazione, da cui ho tratto molti riferimenti [la richiamerò con il simbolo LM], va molto al di là del problema del DU, ed è molto ampia e approfondita.

30 D.V. Conn, “US counts one in 12 children disabled”, Washington Post, 7/6/02 [LM].

31 R. Bertell, No Immediate Danger: Prognosis for a Radioactive Earth, The Book Publishing Company, Tennessee, 1985; G. Greene, The Woman Who Knew Too Much: Alice Stewart and the Secret of Radiation, Univ. Of Michigan Press, 1999.

32 Si veda ad esempio: A. Baracca, A Volte Ritornano, Il Nucleare. La Proliferazione Nucleare Ieri Oggi e Soprattutto Domani, Milano, Jaca Book, 2005, Paragr. 3.6.

33 E.J. Sternglass, Secret Fallout: Low Level Radiation from Hiroshima to Three Mile Island, New York, McGraw-Hill, 1981; e successiva comunicazione riportata da Lauren Moret [LM, fig. 2].

34 R. Bertell, “Victims of the Nuclear Age”, The Ecologist, November 1999, pp. 408-411 (http://www.ratical.org/radiation/NAvictims.html).

35ECRR 2003 Recommendations of the European Committee on Radiation Risk, European Committee on Radiation Risk, Regulator’s Edition, Brussels, 2003, pp. 182-183 (http://www.euradcom.org).

36 World Health Organization Press release: “Global cancer rates could increase by 50% to 15 million by 2020”, Ginevra, 2 Aprile 2003. Bisogna, a questo proposito, denunciare l’accordo gravissimo del 1959 tra la IAEA e l’OMS, per cui nessun rapporto sugli effetti sanitari del nucleare può uscire senza l’avvallo della IAEA.

37 http://mothersforpeace.org/nrcreaffirms.

38 The Sustainable …, cit., p. 21.

39 World Energy Outlook 2006, OECD/IEA (http://www.worldenergyoutlook.org/).

40 The Sustainable …, cit., pp. 16-17.

41 The Sustainable …, cit. p. 20.

42 The Sustainable …, cit. p. 21.

43 Greenpeace News, III0 Quadrimestre 2007. p.12. Alessandro Iacuelli, “L’ENEL nucleare e i reattori VVER”, 04/03/2007, http://www.altrenotizie.org/alt/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=14707

44 Mathis, Monti, cit., p. 42.

45 Ivi, p. 39.

46 “Olkiluoto-3 completion targeted for summer 2011”, http://www.platts.com/Nuclear/News/7764540.xml

47 The Sustainable …, cit. p. 21.

48 Ivi.

49 Ivi.

50 Mathis, Monti, cit., p.59.

51 V. ad esempio il manifesto, 16/01/08, p. 11.

52 I reattori ad acqua leggera devono usare uranio arricchito, al 2 – 3 % (nell’isotopo fissile U-235). Per potere usare uranio naturale è necessario usare l’acqua pesante, D2O: infatti l’idrogeno ordinario assorbe fortemente i neutroni e non consentirebbe di sostenere la reazione a catena nell’uranio naturale, mentre il suo isotopo deuterio, D, composto da un protone ed un neutrone, non è un così forte assorbitore di neutroni.

53 Il PBMR usa una diversa geometria del combustibile: il letto di grafite, che funge da moderatore e da struttura portante, viene riempito di biglie, o di blocchi esagonali, rivestiti di carbonio e contenenti il combustibile in particelle di misura dell’ordine del millimetro. Richiedono un forte arricchimento in materiale fissile (uranio, torio) e sono raffreddati ad elio: offrono un alto rendimento e, essendo il materiale nucleare sparso in modo meno denso, sono più sicuri e rendono più difficile a potenziali terroristi estrarre materiale militare.

54 Mathis, Monti, cit., p.59.

55 UCS, Nuclear Power in a Warming World, cit., p. 57.

56 “Is the friendly atom poised for a comeback?”, Science, Vol. 309, 19 agosto 2005, pp. 1168-1179.

57 Mathis, Monti, cit., p. 58.

58 “L’India non aveva a suo tempo aderito al TNP, coerentemente con la decisione di procedure in proprio al loro sviluppo e dispiegamento; ciò ha comportato che l’India è stata esclusa dal trasferimento di tecnologie e materiali nucleari, anche per usi civili … ed è stata costretta allo sviluppo autonomo di un complesso sistema integrato civile-militare … Evidentemente, per rendere credibili gli ambiziosi traguardi [v. sopra] il governo indiano ha ritenuto indispensabile addivenire a questo accordo, di fatto rinunciando alla piena autonomia anche per gli aspetti militari” [!?] (Mathis, Monti, cit., pp. 39-40). Viene chiaramente occultato o sottovalutato il problema degli armamenti nucleari e della proliferazione (che fa comodo solo per attaccare l’Iran), Washington appare come la società di S. Vincenzo che fa l’opera buona di controllare lo sviluppo degli armamenti nucleari indiani, vengono taciute le traversie e le difficoltà incontrate dall’accordo (ancora contestato dai partiti indiani governativi di sinistra), vengono taciute le finalità anti cinesi, in una visione idilliaca di “volemose bene” a livello mondiale sulla quale ritornerò nelle conclusioni.

59 Wall Street Journal (Eastern edition), New York, 04/01/2007, p. A.15.

60 Nature, Vol. 451, Issue n. 7175, 10/01/2008, pp. 107, 114.

61 Mathis, Monti, cit., p. 64.

62 Andy McSmith, “Cost of nuclear clean-up is £9bn more than predicted”, The Independent, 30/05/2006, http://news.independent.co.uk/uk/politics/article354488.ece

63 Union of Concerned Scientists (1 novembre 2007): http://www.ucsusa.org/news/press_release/congress-should-cut-nuclear-0074.html

64 Dan Morse, The Washington Post, 05/09/07, p. B05 (http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2007/09/04/AR2007090402002_pf.html).

65 Riporato da Environmental and Energy Study Institute, Conferenza Stampa, 30/10/07, http://www.eesi.org/briefings/2007/Energy%20&%20Climate/10-30-07_loan_guarantees/loan_guar_notice.html

66 Edmund L. Andrews e Matthew L. Wald, The New York Times, 31.07.2007 (http://www.nytimes.com/2007/07/31/washington/31nuclear.html?_r=1&oref=slogin).

67 UCS, Nuclear Power in a Warming World, cit., Box 5, pp. 50-51.

68 Riguardo al fattore di carico – portato dai fautori del nucleare come uno dei grandi meriti (Mathis, Monti, cit., p. 38), salito in media nel mondo dal 71 % nel 1990 all’81 % nel 2003, e negli USA all’89 % – la UCS solleva peraltro importanti rilievi critici, legati alla sicurezza (UCS, Nuclear Power in a Warming World, cit., p. 19-20). Considerando, invece, la durata delle chiusure delle centrali per problemi di sicurezza (fra altre quella citata di due anni del reattore dell’Ohio del 2002), la UCS rileva che “la NRC ha consentito a reattori con problemi di sicurezza noti di continuare ad operare per mesi, a volte anni, senza richiedere ai proprietari di riparare i problemi. … la NRC ha svolto un lavoro carente di regolare la sicurezza dei reattori di potenza. Un regolatore efficiente non sarebbe né ignaro né passivamente tollerante di problemi di sicurezza così seri da richiedere un anno o più per risolverli”.

69 UCS, Nuclear Power in a Warming World, cit., p. 3; ma v. anche in particolare pp. 20-29.

70 UCS, Nuclear Power in a Warming World, cit., p. 26.

71 Ivi, p. 54.

72 Ivi, p. 55.

73 Ivi, p. 60.

74 Ivi, p. 59.

75 The Sustainable …, cit. p. 24.

76 UCS, Nuclear Power in a Warming World, cit., p. 61.

77 Ivi, pp. 4, 32-36.

78 Ivi, p. 35; Daniel Hirsch, David Lochbaum e Edwin Lyman, “The NRC’s dirty little secret”, Bulletin of the Atomic Scientists, Vol. 59, n. 03 (May/June 2003), pp. 44-51, http://www.thebulletin.org/article.php?art_ofn=mj03hirsch.

79 UCS, Nuclear Power in a Warming World, cit., Box 2. p. 34.

80 Ivi, p. 5.

81 Helen Caldicott, “Nuclear power is the problem, not a solution”, http://www.icucec.org/art-caldicott.html.

82 N. Mortimer, “Nuclear power and global warming”, Energy Policy, 19:76-8, Jan-Feb 1991.

83 Jan Willem Storm Van Leeuwen e Philip Smith, “Can nuclear power provide energy for the future; should it solve the CO2-emission problem?”, 2005, http://www.stormsmith.nl; Sergio Zabot, “Ma l’energia nucleare è davvero "carbon free"?”, 12/12/2007, http://www.socialpress.it/article.php3?id_article=1949.

84 http://italy2.peacelink.org/mosaico/docs/1923.rtf; per la contabilità del ciclo di produzione dell’uranio, vedi anche: Gavin M Mudd, e Mark Diesendorf, “Sustainability Aspects of Uranium Mining: Towards Accurate Accounting?”,
http://nzsses.auckland.ac.nz/conference/2007/papers/MUDD-Uranium-Mining.pdf.

85 “Is the friendly atom poised for a comeback?”, Science, Vol. 309, 19 agosto 2005, pp. 1168-1179.

86 UCS, Nuclear Power in a Warming World, cit., Box 2. p. 12.

87 Mathis, Monti, cit., p. 60.

88 Una lega o soluzione il cui punto di fusione è più basso di quello di ogni altra miscela dei singoli componenti.

89 Condizioni termodinamiche nelle quali un gas non può venire liquefatto: se la temperatura del gas è superiore alla temperatura critica, non si può liquefare il gas per quanto si aumenti la pressione.

90 Mathis, Monti, cit., p. 60.

91 Ivi, p. 58-59.

92 Ivi, p. 64.

93 The Sustainable …, cit. pp. 22 e 24.

94 Mathis, Monti, cit., p. 59.

95 Il nome veniva dal leggendario uccello, la Fenice, che risorgeva appunto dalle proprie ceneri.

96 The Sustainable …, cit., p. 22.

97 Ivi.

98 Ivi, p. 23.

99 UCS, Nuclear Power in a Warming World, cit., Box 2. p. 62.

100 Ivi, pp. 62-63.

101 Ivi, p. 68.

102 I tempi dell’esplosione e delle sue fasi devono essere regolati con precisione estrema, poiché la testata si disintegra fisicamente, interrompendo la reazione a catena, dolo appena 20-30 nanosecondi (un nanosecondo è un miliardesimo di secondo): per maggiori dettagli sui meccanismi dell’esplosione si può vedere il mio A Volte Ritornano, Il Nucleare, Milano, Jaca Book, 2005, Appendice 7.1, pp. 289-95.

103 UCS, Nuclear Power in a Warming World, cit., p. 67.

104 M.M. Miller, Are Iaea safeguards on Plutonium bulk-handling facilities effective?, Nuclear Control Institute, Washington, DC, 1990; P. Leventhal, Iaea safeguards shortcomings: a critique, Nuclear Control Institute, Washington, DC, 1994. F. Barnaby, The proliferation consequences of global stocks of separated civil plutonium, e Effective Safeguards?, Factshhet 2, www.oxfordresearchgroup.org.uk.

105 F. Barnaby, cit. F. Barnaby e S. Burnie, Safeguards on the Rokkasho reprocessing plant, “Greenpaeace International”, giugno 2002. Per ulteriori informazioni sul programma giapponese per il plutonio v. www.nci.org.

106 UCS, Nuclear Power in a Warming World, cit., p. 42.

107 Ivi, p. 44.

108 Ivi, Box 2. p. 70: il paragrafo fornisce commenti tecnici specifici molto pertinenti e interessanti.

109 Ivi, p. 40; Jungmin Kang e Frank von Hippel, “Limited proliferation-resistance benefits from recycling unseparated transuranics and lanthanides from light-water reactor spent fuel”, Science & Global Security, 13, 1-2 (2005), 173; i riferimenti originari sono: J. Carson Mark, “Explosive properties of reactor-grade plutonium”, Science & Global Security, 4, 1 (1993); U.S. Department of Energy, “Nonproliferation and arms control assessment of weapons-usable fissile material storage and excess plutonium deposition alternatives”, DOE/NN-007 (1997), pp. 38-39.

110 UCS, Nuclear Power in a Warming World, cit., p. 69.

111 Ivi, p. 69, citato da: Lawrence Livermore National Laboratory, Center for Global Security Research, “Proliferation-resistant nuclear power systems. A workshop on new ideas” (June 2-4, 1999, March 2000), p. 7, http://www.llnl.gov/tid/lof/documents/pdf/238172.pdf.

112 UCS, Nuclear Power in a Warming World, cit., Box 9, p. 71, citato da: E.D. Collins, Oak Ridge National Laboratory, “Closing the fuel cycle can extend the lifetime of the high-level-waste repository”, American Nuclear Society, 2005 Winter Meeting, November 17, 2005, Washington, DC, p. 13.

113 UCS, Nuclear Power in a Warming World, cit., p. 71.

114 The Sustainable …, cit., Table 1, p. 15.

115 Ugo Spezia, “Energia: quale futuro?”, Le Scienze, n. 442, giugno 2005, p. 49.

116 Mathis, Monti, cit., p. 42.

117 V. ad esempio per le prime fasi Roberto Renzetti, L’Energia, Savelli, 1979.

118 M. Silvestri, Il costo della Menzogna, Einaudi, 1968, p. 199.

119 V. Philippe Bovet, “Des poids lourds qui pèsent sur l’environnement”, Le Monde Diplomatique, octobre 2003, p. 31.

120 V. ad esempio il manifesto, 01/02/2008, p. 8.

121 Una buona panoramica dello sviluppo storico delle varie tipologie di reattori, anche se in parte centrata sull’India, è ad esempio: M.R. Srinivasan, “A lesson in nuclear reactors”, http://www.hindu.com/2007/09/11/stories /2007091153030800.htm

122 Una panoramica completa dello sviluppo nucleare dell’India è fornito da: Avilash Roul, “India's Nuclear Power: assisting energy independence or a dangerous experiment?”, http://www.ecoworld.com/home/articles2.cfm?tid=402

123 V. ad esempio: Greenpeace, “Scheda sulla filiera nucleare di progettazione sovietica VVER”: http://www.greenpeace.org/raw/content/italy/ufficiostampa/file/scheda-reattori-vver.pdf; Greenpeace, “I problemi di sicurezza della centrale nucleare Enel di Mochovce in Slovacchia”, http://www.archivionucleare.com/index.php/2007/05/22/greenpeace-problemi-sicurezza-centrale-mochovce/.

124 UCS, Nuclear Power in a Warming World, cit., p. 60.

125 Il coefficiente di burn-up rappresenta il coefficiente di sfruttamento della carica di combustibile: è definito come l’ammontare (cumulativo) di energia termica prodotta dalle fissioni nel combustibile nucleare durante il suo tempo di residenza nel nocciolo del reattore. Un alto coefficiente di burn-up riduce il quantitativo di combustibile, e qundi anche la quantità di combustibile esaurito da custodire o riciclare.

126 V. ad esempio: Encyclopaedia of Earth, “Small nuclear reactors”, http://www.eoearth.org/article/Small_nuclear_power_reactors.

127 V. ad esempio UCS, Nuclear Power in a Warming World, cit. p. 61. Altre analisi critiche: A. Kadak (MIT), “Safety issues for high-temperature gas-ccoled reactors”, http://web.mit.edu/pebble-bed/Presentation/HTGESafety.pdf; “ What's Wrong With the Modular Pebble Bed Reactor?”, http://www.tmia.com/industry/pebbles.html; e Institute for Energy and Environmental Research, Arjun Makhijani, “The Pebble Bed Modular Reactor”, http://www.ieer.org/comments/energy/chny-pbr.html

128 Una lega o soluzione il cui punto di fusione è più basso di quello di ogni altra miscela dei singoli componenti.

129 UCS, Nuclear Power in a Warming World, cit. p. 62.

130 http://criepi.denken.or.jp/en/e_publication/a2002/02seika30.pdf.

131 V. ad es. Il sito di Kalpakkam : http://www.kalpakkam.com/index.php?name=News&file=article&sid=43&theme=Printer

132 Per una recente rassegna dei programmi nucleari cinesi v. ad esempio: Xu Mi, “PWR-FBR with closed fuel cycle for a sustainable nuclear energy supply in China”, Frontiers of Energy and Power Engineering in China (Higher Education Press, co-published with Springer-Verlag GmbH), Volume 1, Number 2 / May, 2007, pp. 129-134, http://www.springerlink.com/content/l1674g453167878r/. Per una prospettiva storico critica: L V Krishnan, “How China stacks up in civilian nuclear power”, December 03, 2007, http://www.rediff.com/news/2007/dec/03guest.htm.

133 US Department of Energy, “Global Global Nuclear Energy Partnership Strategic Plan”, gennaio 2007, http://www.gnep.energy.gov/pdfs/gnepStrategicPlanJanuary2007.pdf

134 UCS, Nuclear Power in a Warming World, cit. p. 63.

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